La mia città

Napoli è una città dai mille volti, dai mille colori come cantava Pino, ma è anche una città che subisce un lento e inesorabile processo di globalizzazione. Quando ero ragazzino decine di botteghe di artigiani popolavano le stradine del centro, restauratori di mobili antichi, maestri liutai, fabbri, falegnami, orologiai e tanti altri, oggi invece, in molti casi al loro posto si trovano negozi di articoli made in China o locali di qualche catena di fast food. È davvero triste pensare a quanti saperi, mestieri e lavori cesseranno di vivere. Sarà forse la fisiologica mutazione di una società che cerca di stare al passo coi tempi, un sipario che cala su una realtà che ha fatto parte della mia gioventù, della mia quotidianità, oppure sarà semplicemente il tempo che passa.

Una piccola Auto Officina nella Pignasecca.
Una storica pescheria ad angolo.
In Via San Giovanni Maggiore Pignatelli, una bottega di oggetti d’arte antichi e stravaganti di Alfonso Sorrentino.
Libraio all’inizio di Via Port’Alba.
Le attività post-Covid riprendono con le dovute cautele di distanziamento sociale e protezione.
Oggi Piazza Dante appare più popolata dei giorni scorsi, sarà che è sabato, sembra riaffacciarsi timidamente una normalità tanto aspettata.
“ESSERE NAPOLETANO E’ MERAVIGLIOSO”
Piazza S.Domenico.
Un Pulcinella all’interno del giardino di Palazzo Venezia, sembra stare in disparte, tra l’indifferenza di tutti.
Le mura di Napoli “parlano”